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Nell’articolo a cui si sta iniziando a dare risalto si parla di un ridimensionamento rispetto allo stop totale dei motori termici previsto per il 2035.
La Commissione Ue ha deciso: auto a motore termico anche dopo il 2035
Il piano prevede un tetto del 10% alla vendita di veicoli alimentati da biocarburanti o carburanti sintetici a emissioni zero. Ci vorrà il via libera dei governi dei 27 e dell'Europarlamento
Molte cose. E, a mio avviso, sono cambiamenti rilevanti.
Prima di tutto cambia la percezione dell’imposizione: nella testa di molte persone questo significa “potrò comprare quello che voglio”.
In parte è vero.
Gli incentivi all’elettrico, però, diventano ancora più forti: ci saranno incentivi per i costruttori per la produzione di batterie in Europa, con l’obiettivo di abbatterne i costi, soprattutto per i veicoli più piccoli.
Il motore termico, sulla carta, diventa “libero” per chi ci vuole credere.
In realtà, questa scelta sistema soprattutto, come dicevo, la polemica legata all’idea di vedersi imporre un prodotto.
Perché, di fatto, la Commissione europea consentirà ancora la produzione di motori termici, ma con un vincolo enorme: la riduzione del 90% delle emissioni.
Facciamo un esempio semplice.
Se oggi un’auto emette, bruciando benzina o gasolio, circa 150 g di CO₂ per km, tra dieci anni un’auto termica dovrà scendere a 15 g di CO₂ per km.
Ora ditemi voi se questa situazione è davvero sostenibile.
Come si potranno ottenere riduzioni di questo tipo?
Forse con veicoli elettrici “mascherati”, dotati di un piccolo motore termico super-limitato che funge solo da generatore: invece di 100 CV ne avrà 20, ma con sistemi estremamente complessi, tappati e con una manutenzione tale che la gente preferirà entrare dall’orafo piuttosto che in officina per un tagliando.
Il tutto, per di più, alimentato da biocarburanti costosi, che per essere prodotti su larga scala richiederebbero enormi estensioni di coltivazioni (colza, girasole o altro), sottraendo terreno alle colture alimentari per animali e persone, con un inevitabile aumento dei costi per tutti.
Questa operazione è, secondo me, uno specchio per le allodole, utile ad abbassare il livello della polemica.
E, paradossalmente, anche questo è un risultato positivo.
L’auto elettrica — o qualunque tecnologia la sostituirà da qui al 2035 — verrà accettata in modo diverso.
Molti di quelli che oggi dicono: “l’auto elettrica può anche essere valida, ma se me la impongono non la comprerò mai” avranno una via d’uscita psicologica:
“Non me l’hanno imposta, l’ho scelta io”.
E alla fine, probabilmente, la compreranno.
È abbastanza chiaro che l’Europa (e non solo) stia costruendo una strategia per non farsi schiacciare dalla Cina, e che l’elettrico — nel lungo periodo — sarà molto più sostenibile del termico.
Ma c’è un dettaglio che spesso viene fatto passare sotto traccia.
I costruttori hanno già speso miliardi in fabbriche, motori, piattaforme e tecnologie. Nessuno smonta tutto e butta via la chiave perché lo dice una direttiva.
È molto più probabile che qualcosa sia già pronto nei cassetti: soluzioni sviluppate anni fa, accantonate perché scomode, costose o poco allineate al mercato, ma perfettamente recuperabili oggi per salvare investimenti che altrimenti sarebbero persi.
Altro che libertà di scelta.
Questa non è una marcia indietro (e non c'è nemmeno la grattata!): è una tregua narrativa.
Serve ad abbassare il rumore, a far digerire il cambiamento e a dare l’illusione che qualcuno abbia vinto la battaglia.
Nel frattempo la direzione è già segnata, e chi pensa di aver salvato il motore termico probabilmente si accorgerà — un po’ tardi — di essere stato solo accompagnato più dolcemente verso la stessa destinazione.