Infatti quanti americani vedi in F1? nessuno...
Alcuni di loro hanno commentato al vetriolo la F1 degli anni passati... non immagino questa!
Penso che inizierebbero ad imparare il vocabolario del bestemmiatore toscano e veneto per commentarla!
Gli spettatori americani non hanno mai avuto grande considerazione per la Formula 1, troppo tecnica e complessa per appassionarcisi, lì si punta soprattutto sullo spettacolo che non sulla tecnica. D'altronde la stessa (poca) considerazione ce l'hanno i tifosi europei per le corse USA, che le ritengono solo un grande circo e basta.
Quelli che guidano le auto del motorsport americano al massimo vanno NTT IndyCar Series... che regala gare pazzesche.
Tra l'altro Dallara fornisce i telai e i motori sono chevrolet e honda... che per il prossimo anno avranno più di 700 cv.
Non è che inizieremo a seguire questo campionato?
Mah.... sono sinceramente dubbioso su questo. In pratica è un monomarca Dallara con macchine che i team possono solamente adattare nell'assetto e cui possono fare qualche modifica aerodinamica. Pochissima elettronica, questo sì, si vedono tanti duelli, ma spesso e volentieri spuntano bandiere gialle (le cosiddette "caution") che azzerano la gara ricompattando il gruppo e "offrendo" nuovamente spettacolo nel caso i distacchi si fossero allungati troppo.
Tra nomi noti che conosciamo... (o che io conosco)... Grosjean... Mick schumacher... e Takuma Sato?!? questo nome non mi suona sconosciuto... sono andato a vedere e girava in F1, ha girato per la Jordan ma anche per la BAR, e per la SuperAguri... ricordi lontani e commenti nebbiosi, ma che i ragazzi del canale della "F1 dimenticata" (ora con nome diverso) hanno rammentato spesso.
Ce ne sono diversi di nomi che hanno "bazzicato" le piste europee, alcuni anche in Formula 1. Romain Grosjean lo conosciamo bene, si è ricreato una carriera dopo lo spaventoso incidente in Bahrain (ma i più attenti ricordano i suoi trascorsi "arrembanti" prima con Renault, quando venne "retrocesso" in GP2 dopo essersi distinto per la sua a volte inutile ed esagerata aggressività o per l'incidente disastroso in partenza a Spa nel 2012). Takuma Sato, insieme a Kamui Kobayashi e Yuki Tsunoda, fa parte dei pochi piloti giapponesi che hanno dimostrato di avere abbastanza talento per restare in Formula 1. Sato, nel particolare, ha sempre ben figurato quando ha avuto a disposizione macchine competitive, ma ha poi finito per andare negli USA, dove si è fatto onore, vincendo per ben due volte la 500 miglia di Indianapolis. Mick Schumacher era arrivato con grandi aspettative dopo la bocciatura in Formula 1 e si è distinto abbastanza bene, anche se ancora non ha perso il "vizietto" di sbattere contro i muri e distruggere macchine. Ma nelle Indycar corre anche (e con buoni risultati, tra i quali, pure per lui, una vittoria nella 500 miglia di Indianapolis) Marcus Ericsson, che ha frequentato le retrovie della Formula 1 con Catheram e Sauber, e pure (ma in questo caso credo se lo ricordino in pochi) Alexander Rossi, che ha corso una stagione ben figurando (considerando la pochezza della macchina) con la Manor, per poi tornare negli USA per vincere (a motore spento perchè aveva finito la benzina) la 500 miglia di Indianapolis. Ma ci sono tanti piloti che sono passati dalle piste europee senza poi ottenere un volante in Formula 1. Uno su tutti Alex Palou, vincitore per cinque volte negli ultimi sei anni del campionato, più volte in predicato di passare in Formula 1, ma che ha avuto solo un contratto come terza guida per McLaren, e Felix Rosenqvist, uno dei piloti più promettenti (ai tempi) della GP3, ma che in Europa non ha mai avuto sbocchi.
Nota di colore: dopo il ritiro di Danica Patrick, in Indycar a tenere alto l'onore delle donne c'è Katherine Legge che, vista anche l'età non proprio "verde", corre a spot qualche gara.
L'unica cosa che mi spiace è la mancata entrata di Andretti... ma forse è stato un bene... se riesce ad entrare nel 2031 forse ha vinto lui.
Troppi interessi, un nome come quello di Andretti avrebbe tolto visibilità a tanti team minori, con la conseguenza che qualche sponsor avrebbe potuto dirottare i propri soldi su quel team, oltre al fatto che la torta di premi avrebbe dovuta essere divisa tra troppe parti.